lunedì, 11 maggio 2009

 

 Il Palio di Siena

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Di qui Messere

Si domina la valle

Ciò che si vede è,

e se limago è scarna

al vostro occhio

scendiamo a rimirarla

 da più in basso

e planeremo in un galoppo alato

nel cratere ove gorgoglia il tempo.

 

(da R.I.P. del Banco del Mutuo Soccorso)


 


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Giunge Allegrezza con letizia e festa,
tutta fiorita che pare un rosaio;
di lin, di seta, di drappo e di vaio
allor li porta bellissima vesta,

vetta, cappuccio con ghirlanda in testa,
e sí adorno l'ha che pare un maio;
con tanta gente che trema il solaio;
allor sí face l'opra manifesta.

                                                                    

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E ritto l'ha in calze ed in pianelle,
borsa, cintura inorata d'argento,
che stanno sotto la leggiadra pelle;

cantar, sonando ciascuno stormento,
mostrando lui a donne ed a donzelle
e quanti sono a questo assembramento.

(Folgòre da San Gimignano)





 

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« Dalla torre cade un suono di bronzo:
la sfilata prosegue fra tamburi che ribattono
a gloria di contrade....
...e lo stupore che invade la conchiglia del Campo... 
»

(da "Il Palio" di E. Montale)

 

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Il Palio

E' una festa a metà strada tra mito e rito religioso, nasce ufficialmente nel 1656 per i festeggiamenti della Madonna rivelata, nella ricorrenza del miracolo della Madonna di Provenzano.
La tradizione narra che il 2 luglio 1594 un soldato mediceo sparò con il suo archibugio ad una statuetta della Madonna posta in un tabernacolo. La palla raggiunse il busto di terracotta frantumandolo e nello stesso istante l'archibugio scoppiò uccidendo il vandalo. L'evento fu interpretato come la conferma della protezione della Vergine alla città. Iniziarono i pellegrinaggi e in quel luogo venne eretto un tempio.
Dal 1656 la tradizione della corsa del Palio si è consolidata ripetendosi ogni anno con un rito quasi immutato.
Nel 1689 la contrada dell'Istrice che aveva vinto la corsa fece ricorrere il Palio in segno di festa. Dodici anni dopo l'iniziativa fu ripetuta dall'Oca che per festeggiare la vittoria del 2 luglio organizzò un Palio per il 16 di agosto. Da allora accanto al "Palio alla tonda" del 2 luglio si tiene anche un "Palio alla lunga" il 16 agosto in onore dell'Assunta.
Piazza del Campo, cuore della città, è l'anfiteatro della spettacolare cerimonia. La Piazza principale di Siena fa da cornice ad una corsa dei cavalli più vicina ad una battaglia che ad una gara sportiva. Una battaglia in cui la sorte (i cavalli vengono assegnati con sorteggio) ha un ruolo decisivo, ma dove contano anche furbizia, inganni, patti segreti.
Nella pista di colore giallo si consuma l'attesa di un anno, le speranze, le rivalse, persino gli odi tra le 17 contrade che si dividono il territorio comunale e sono dei piccoli stati all'interno del Comune.
(www.rai.international.it) 



gonfalone


Lo stemma di Siena è detto "balzana". È uno scudo diviso in due porzioni orizzontali: quella superiore è bianca, quella inferiore nera. Secondo la leggenda, starebbe a simboleggiare il fumo nero e bianco scaturito dalla pira augurale che i leggendari fondatori della città, Senio e Aschio, figli di Remo, avrebbero acceso per ringraziare gli dei dopo la fondazione della città di Siena. Per il loro presunto carattere focoso che, si dice, rasenta la pazzia, anche i senesi sono definiti spesso "balzani".




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Il corteo storico

Il corteo storico, o passeggiata storica come viene definita a Siena, è la sfilata in costume che precede la corsa del Palio (il 2 luglio e il 16 agosto di ogni anno, salvo Carriere straordinarie).
Fin dalle origini delle feste senesi, il corteo storico precede la corsa del Palio sotto forma di solenne coreografia civica, storica e trionfale. Nella sua forma odierna è una raffigurazione commemorativa delle istituzioni, dei costumi e della grandezza dell'antica Repubblica Senese, con speciale riguardo per le Contrade, che ne formano la parte principale con i loro gruppi di monturati detti comparse
. Il corteo storico che oggi sfila in Piazza del Campo comprende 14 gruppi per un totale di quasi settecento figuranti.
Nel primo pomeriggio del giorno del Palio le comparse delle Contrade e parte dei monturati del Comune si radunano nel cortile del Palazzo di Giustizia e, agli ordini del Maestro di Campo, si allineano in Piazza del Duomo a fianco della Cattedrale
sfilando poi tra due fitte ali di folla per Via del Capitano, Piazza Postierla, Via San Pietro, Via del Casato di Sopra e Via del Casato di Sotto ove raggiungono altri figuranti del Comune.
Il corteo storico entra in Piazza del Campo al primo rintocco di "Sunto", il campanone sulla Torre del Mangia
.




 

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Ora si fa un donzello cavalieri;
e' vuolsi far novellamente degno,
e pon sue terre e sue castell'a pegno
per ben fornirsi di ciò ch'è mistieri:

annona, pane e vin dà a' forestieri,
manze, pernici e cappon per ingegno;
donzelli e servidori a dritto segno,
camere e letta, cerotti e doppieri

ce pens'a molti affrenati cavagli,
armeggiatori e bella compagnia,
aste, bandiere, coverte e sonagli;

ed istormenti con gran baronia,
e giucolar per la terra guidàgli,
donne e donzelle per ciascuna via.

(Folgòre da San Gimignano)






Diciassette coppie di alfieri - portainsegne giocatori di bandiera – sostando in punti stabiliti della Piazza e seguendo il rullo dei tamburi eseguono le “sbandierate” che culminano nella spettacolare “alzata finale”. Tra una sosta e l’altra le comparse sfilano al rullo del “passo della Diana”: i musici di Palazzo suonano la marcia del Palio del maestro Formichi e i trombetti del Comune eseguono gli squilli della festa sulle chiarine d’argento.



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Il punto centrale del Corteo è il passaggio del carroccio, moderna controparte del carro trionfale della Repubblica sul quale è il Palio, drappellone di seta dipinta, premio della Carriera.
Terminato il giro della Piazza, i figuranti prendono posto sul palco delle comparse, il Palio è issato sul palco dei giudici e i diciassette alfieri eseguono al rullo del proprio tamburo, la sbandierata della Vittoria (così chiamata perché introdotta alla conclusione della prima guerra mondiale).








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Composizione del corteo

Aprono la sfilata 3 Mazzieri.

Segue a cavallo il vessillifero recante la "Balzana", insegna di Siena scortata da 4 comandatori.
Avanzano poi i musici di Palazzo, preceduti dai tamburi e dalle chiarine d'argento che scandiscono il ritmo del Corteo.

A questi fanno seguito le insegne di città, potesterie, terre e castelli dell'antico Stato Senese che precedono i cessilliferi e le rispettive scorte del Comune di Massa Marittima e del Comune di Montalcino per storico privilegio.

Sfila quindi il Capitano del Popolo a cavallo con palafreniere, preceduto dal vessillifero, da 3 paggi recanti daga, elmo e spada, seguito dai 3 gonfalonieri dei Terzi a cavallo e da 3 centurioni delle Masse dei Terzi, anch'essi a cavallo, tutti accompagnati dai palafrenieri.

Nel gruppo successivo è rappresentato lo Studio Senese di cui fanno parte 2 tamburini, un vessillifero, un Rettore, 4 docenti e 4 studenti

 Vengono poi il vessillifero e i 3 Magistrati della Mercanzia preceduti da 2 tamburini cui seguono 6 rappresentanti di ciascuna Contrada preceduti dal vessillifero che inalbera l'insegna di ogni Contrada:

Ligrittieri (Valdimontone), Speziali (Pantera), Maestri di pietra (Tartuca), Tessitori (Selva), Tintori (Oca), Banchieri (Drago), Vasai (Nicchio), Orafi (Leocorno), Notai (Aquila), Setaioli (Bruco), Calzolai (Civetta), Battilana (Torre), Pittori (Giraffa), Falegnami (Onda), Fornai,(Lupa), Cuoiai (Chiocciola), Fabbri (Istrice).

A questo punto avanza un paggio che reca il "Masgalano" (premio per la miglior "comparsa") con due paggi di scorta.

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Sfilano le dieci Contrade partecipanti alla corsa. Ciascuna comparsa è così composta: un tamburino, due alfieri, il "Duce" scortato da due uomini d'arme, il paggio maggiore porta-insegna della Contrada con ai lati due paggi recanti i vessilli delle compagnie militari. Sopra un grosso cavallo da parata (detto "soprallasso") condotto a mano da un palafreniere, è il fantino in tenuta di gala; segue il cavallo da corsa o "barbero" condotto dal barbaresco. Le Contrade che partecipano al Palio entrano nell'ordine stabilito dal sorteggio.

Una doppia fila di 6 paggetti recanti i simbolici festoni di alloro forma la divisione con le Contrade escluse da questo Palio. 

 Le comparse delle 7 Contrade non partecipanti sono formate dai seguenti elementi: il tamburino, due alfieri, un duce scortato da 2 uomini d'arme, paggio Maggiore porta-insegna con 2 paggi recanti i vessilli delle antiche compagnie militari. 
 Seguono quindi 6 cavalieri palafrenieri, rappresentanti le Contrade non più esistenti (Gallo, Leone, Orso, Quercia, Spadaforte, Vipera). 

 Vengono quindi 20 balestrieri preceduti da un paggio porta-bandiera, dal capitano, da 2 tamburini e da 4 pavesari. 

 Segue a questi il Capitano di Giustizia a cavallo con palafreniere scortato da 4 fanti armati di roncone. 

Il Corteo è chiuso dal Carroccio trainato da 4 buoi. Sul Carroccio prendono posto i 4 di Balìa, un inserviente porta-Palio, un valletto che suona la "martinella" e 6 trombetti. 

 Il carroccio è scortato da 8 fanti armati di roncone ed è seguito da 6 cavalieri rappresentanti altrettante antiche famiglie nobili di Siena: Pannocchieschi d'Elci, Piccolomini, Salimbeni, Salvani, Tolomei, Ugurgieri. 

Il Corteo Storico termina con 6 paggi recanti un festone d'alloro.




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Il Sogno

  
Coriandoli di stoffa variopinta
sfoglio come petali di rose,
ferme le lancette
al secolo decimo quarto,
brandeggio l’asta,
lungo dardo variopinto.
 
Sfera di vetro iridescente,
limite al velo
in torre merlata d’Iberia,
calco il suolo polveroso
in caccia sanguinolenta.
 
Mi ergo a difesa
il moro respingo, anniento,
all’apice del tutto…
…dal sogno riemergo.

(Paolo Rafficoni)


 




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scritto da: numeriprimi * lunedì, 11 maggio 2009 alle ore 11:58
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lunedì, 11 maggio 2009










Le Contrade


ValdimontoneTorreSelvaTartucaOcaNicchio







Tutte le Contrade sono, un po', una città, perchè tendono ad avere una significativa autonomia nell'organizzazione degli spazi pubblici. Vogliono contenere, nel territorio di loro pertinenza quanto più possibile di rilevanti funzioni, e non solo per coloro che - privilegiati e invidiabili - continuano ad abitarlo. Così in una Contrada ci sono Chiese e Uffici, scuole e piazzette, talvolta ospedali e banche, negozi e, ovunque, i reperti di una lunga, amata, leggendaria storia.
I volti del passato si alternano alle facce del presente, le voci degli amici alle urla degli stranieri che si son fatti prendere dalla nostra febbre.



LeocornoAquilaIstriceGiraffaDragoChiocciola







La Contrada è prima di tutto la parte fisica, materiale di città, che squaderna un'inimitabile sequenza di prospetti e scorci. Se non si appuntassero sulle pietre e sui marmi, sul cotto e sui ferri di questa parte conclusa di città i ricordi svanirebbero e con essi le date di una rigogliosa vicenda comune. 



OndaPanteraCivettaLupaBruco
 







Ognuno è legato alla sua Contrada da vincoli intensi, che dilatano misure e amplificano rapporti. Sarà per questa frequentazione quotidiana, sarà per una immotivata predilezione di affetti: per noi la Tartuca ha la dimensione di una città straordinaria. Più città che quartiere, che del resto è termine che a Siena si impiega impropriamente o per designare aggiunte quasi-moderne fuori delle mura. Più città che rione, parola adatta a definire un ribollente e popoloso dominio, subordinato ad altre parti, distinte e nobili.








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Contrada, ci vien fatto di pensare, è davvero insostituibile e la pregnanza assunta a Siena allude immediatamente al risentimento di uno spicchio dell'organismo urbano opposto ad un altro che gli sta di fronte, quasi registrasse un'esplicita voglia di agonismo, di focoso contrasto. Contrada da contro, forse. Contrada come confluenza di strade che s'intrecciano a formare un luogo.




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Si trovi un ricovero alle macchine invadenti ed estranee. Si tolga troppa segnaletica sovrabbondante che deforma e interrompe, banalizza e ripete inutilmente. I progetti per i quali ci battiamo non portano alla restaurazione di un passato che non potrà più rivivere. Semmai vorrebbero dare al futuro il sapore discreto di una civiltà o, se si preferisce, di una cultura che non ci rassegniamo a dichiarar morta. E che è, fieramente, cultura della città, di ogni sua piega, dei suoi angoli meno noti, dell'arrovellato e sinuoso gheriglio del suo imprevedibile annodarsi e aprirsi. 

 






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Un misterioso Genius Loci anima traiettorie e simboli, abitazioni e palazzi, musei e trofei.
Ogni progetto teso a recuperare abitabilità per i contradaioli è benedetto, sacrosanto, entusiasmante. Ma è giocoforza che per molti la Contrada divenga un porto, auspicabilmente sereno, al quale approdare di tanto in tanto, la sera o tornare durante le vacanze da lontano, da Arezzo e da Pisa, da Parigi e da Londra. Se non si mette piede in Tartuca è come non essere mai arrivati in patria. Senza la piccola patria degli affetti la grande - e poi non grande, a dire il vero - città è insensata. Se non si guarda da un punto di vista resta un universo senza regole, confuso e disordinato.
Città di anime devote e vispi avventori in cerca di rapidi piaceri, di sommesse preghiere e di culti radicati, di artisti curvi sul marmo a modellare forme studiatissime e di insegnanti per vocazione dediti a restituire capacità di dialogo e di ascolto a chi ne è stato privato.
Una Contrada è un insieme ben strano di personaggi e macchiette, di santi e di guerrieri, di nobili svagati e popolani esigenti.
Espressione di una fratellanza alimentata dalle classi subalterne non poteva essere allocata se non più tardi nella strada principale, accanto alla Contrada, venerabile istituzione ufficiale e neutra.
La gerarchia delle strade ordina anche funzioni e classi. Ora le strade non sono più tramite di quotidiana, conversante, confidenziale socializzazione. E di tartuchini nella loro città ne abitano sempre meno.
L'immaginario dei senesi è in bilico tra esattezza e fantasia, tra scherzo e realtà. Come la città-Contrada che, dentro la città più ampia di tutti, costituisce un centro sbilenco di gravità, un raccordo personale, parametro di ogni discorso, confluenza di presente e passato. 

 da Breve viaggio nella "città Tartuca" di Roberto Barzanti




le bandiere





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Guidoriccio da Fogliano 

Nato a Fogliano, presso Reggio Emilia – morto a Siena, 1352.
Le sue imprese militari di condottiero al soldo della Repubblica di Siena, oltre al fatto di essere il soggetto protagonista del celeberrimo affresco del Palazzo Pubblico che è simbolo stesso della grande pittura senese, lo rendono ben degno di comparire tra i grandi della città, nonostante le sue origini emiliane.
Guido Riccio, figlio di Niccolò, era infatti proveniente da potente famiglia originaria di Reggio Emilia. Dopo essere divenuto un valente capitano di ventura, entrò al servizio di Siena, e a capo dell'esercito senese, nel 1311, sconfisse i pisani a Montemurlo.
Inoltre, con una serie di fortunate campagne militari in Maremma, contribuì in maniera determinante a piegare l'ostinata resistenza dei grandi signori feudali al dirompente espansionismo di Siena; particolare importanza, in questo contesto, riveste la presa del formidabile castello di Montemassi nel 1328, avvenimento ricordato nel summenzionato affresco del Palazzo Pubblico di Siena sulla cui finora certa attribuzione a Simone Martini sono recentemente sorte contestazioni.
Ricordiamo anche che, nel corso della sua carriera politico-militare, Guido Riccio da Fogliano fu Podestà di Padova nel 1336.
Guido Riccio morì a Siena, nel 1352, mentre era al servizio della Repubblica e fu sepolto nella Chiesa di S. Domenico.




Damapaliosiena




Pia de' Tolomei

Una storia di cavalieri, briganti, battaglie, fantasmi, intessuta d'amore e di morte che scrittori, poeti e cantastorie, ci hanno tramandata in varie versioni.
Vediamo in breve quello che dicono le cronache di questo triste personaggio.
Pia de' Tolomei, figlia di Buonconte e di Teodora Rinaldini, visse in Siena, nel 13° secolo, andando sposa di Ildebrando Tolomei, del quale rimase vedova con due figli. Cronache confuse riportano anche che la Pia sia stata l'amante di un certo Agostino Chisi o addirittura di Ghino di Tacco, brigante di Radicofani ed intrigante amico di Nello Della Pietra.
Sposatasi con Nello Pannocchieschi, Conte della Pietra, la Pia non ebbe gran che fortuna. Era giovane e bella, mentre il suo sposo era molto più vecchio di lei. Nello, forse sospettando per gelosia un tradimento della moglie, escogitò di liberarsi di lei - qualcuno dice che lui avesse per amante Margherita Aldobrandeschi, vedova di Guido di Monforte - traendola nel castello della Pietra - e qui c'è chi dice che la fece morire avvelenata o strangolata ed infine addirittura fatta buttare dalla torre del castello da un sicario.
Si racconta anche che Pia ormai stremata dalla malaria abbia un giorno gettato dalla sua prigione ad un pellegrino di passaggio la sua fede nuziale pregandolo di rintracciare Nello della Pietra per invocare il perdono di lui rimettendogli simbolicamente la sua "fede".
 
“Ricordati di me che son la Pia:
Siena mi fe', disfecemi Maremma
S'alzi colui che inanellata pria
disposando m'avea con la sua gemma!”
 
Così Dante Alighieri immortalò questa nobildonna senese nel Canto V del Purgatorio della sua Divina Commedia, salvandola dall'Inferno che, a parere del grande poeta fiorentino, abbonda di personaggi senesi.




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La villanella Virginia

Una delle donne più celebrate nella storia della Festa è la villanella Virginia Tacci, che corse per la Contrada del Drago il Palio dell'Assunta organizzato dalla Contrada dell'Aquila per il 15 Agosto 1581. Il Palio che in questa occasione fu corso è rimasto assai celebre nella storia delle Contrade e in quella della vita pubblica senese non tanto per la grandiosità dello spettacolo, ma più che altro per la singolare circostanza che uno dei cavalli fu cavalcato da questa giovinetta quindicenne. Questo fatto davvero non comune colpì l'immaginazione dei senesi d'ogni classe e ceto, tanto che non solo è rimasto nella tradizione popolare come una gloria per le donne senesi di quel tempo, ma è stato anche rievocato da eruditi scrittori della storia cittadina.

Al richiamo dell'anonima poetessa rimasero peraltro sorde le Donne di Siena, le quali non cavalcarono destriero per quasi quattrocento anni, allorché nel 1957 Rosanna Bonelli montò col soprannome di Diavola nella Contrada dell'Aquila, senza peraltro finire la corsa perché disarcionata al secondo San Martino. (da uno scritto del Dott. Fabrizio Gabrielli)
Il Governatore del Drago, Conte di Montauto, parla in una lettera con queste calde espressioni: 

"Tra le cose più ridicole e meravigliose che si vedono, è che una villanella d'anni 14 incirca ha da far correre un bàrbaro: e vi sta sopra con tanta sicurtà e leggiadrìa che è cosa da non credere. Né mai cavalca che non abbia seco un numero infinito di persone, così ben si accomoda a quell'atto del cavalcare; tanto che pare che l'altre donne gli portino invidia e che alcune disegnino d'apprendere quell'arte, vedendo che il cavalcare bene è buon mezzo per acquistarsi la grazia degli homini. Ha cominciato questa giovinetta a esercitarsi nel corso: e l'altro giorno, perché il cavallo sboccato dando a traverso saltò certe travi non senza manifesto pericolo di rompersi il collo ella non si smarrì punto, né fece segno di cadere, ma con molta arte e destrezza lo corresse e ritenne. A tale che a molti diede meraviglia e da credere qualcosa della Cuccagna, poiché le donne cominciano a fare, li esercizi degli uomini."


È noto che in quel tempo erano le singole Contrade ad organizzare i Palii e che le Consorelle rendevano omaggio alla Contrada organizzatrice per lo sforzo, anche economico, sostenuto nell'organizzazione della Festa cittadina.


 
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Si sa che il Governatore della Contrada regalò a Virginia un bel cavallo. Ma ciò non risulta dai documenti ufficiali della Contrada, forse perché non si ritenesse il contegno del Governatore troppo leggero e sconveniente all'austerità della carica da lui ricoperta. Si sa però dallo studioso Virgilio Grassi che qualche anno dopo furono pubblicate dalle "Logge del Papa" (casa editrice, per così dire, di Stato) alcune Stanze anonime femminili in cui si esortava il gentil sesso a ripercorrere le orme della bella Virginia e a pareggiare il valore degli uomini:

S'è il poter a quel de l'huom conforme,
Perché lo spirto nostro otioso or dorme?
I
n questo lieto giorno
all'Augel dedicato, amico al Sole
Cantisi d'ogni intorno
Viva l'Aquila et viva la sua prole;
Et viva Bacco; et l'Elefante viva,
Et a lui, che tien viva
Toscana, et sovrana lei sue gratie piove
Reverenza et honor, terreno Giove.


La Contrada dell'Onda comparve distribuendo una composizione poetica di cinque "Stanze cantate in Persona di Venere alle Belle et Virtuose Donne Senesi et a li della Privilegiata Aquila et d'Amore fedelissimi seguaci".
Altre tre Stanze furono offerte dalla Giraffa "alli Generosi, Eletti, Figli dell'Aquila". Quattro Stanze furono scritte dalla Contrada del Montone, che dedicarono il loro componimento "A le Bellissime et Virtuosissime Gentildonne Sanesi; Amorevoli Fautrici della Antica Contrada del Montone".
Il componimento poetico di maggior rilievo fu però quello presentato dalla Contrada del Drago. Aveva per titolo: 

Stanze de la Contrada del Drago, Cantate in lode de l'honorate Donne Senesi nel Carro dell'Inventione loro, Presentata nell'honoratissima festa della privilegiata AQUILA




Poiché il Drago offrì nella circostanza la presenza della fantina Virginia, decise di darne notizia nelle sei ottave del componimento, di cui la prima e l'ultima parlano espressamente dell'episodio:

Il Madrigale recita:

Donne, il cui gran valore, la cui beltade,
Il Ciel lieto contempla, e 'l mondo honora;
Onda vie più d'ogni altra nostra etade,
Scarca di cure rie, s'ingemma e s'indora:
Ecco fra le Senesi alme Contrade
Che 'l nome vostro alzar bramano ogn'hora;
Vi s'appresenta qui del fiero DRAGO
La nobil più d'ogni altra altera himago .

E perché al corso poi sia più leggiero
Onde trionfi di sì degna impresa,
Fa che lo guidi in questo e in quel sentiero
Una Ministra sua di gloria accesa;
Per cui spera vedere il DRAGO altiero
Tornare al Regio Campo, ov'ella intesa
A i vostri honori, e dell'AQUILA ancora
Fermar si brama lietamente ogn'hora.


Non si sa se le altre Contrade partecipanti alla Festa scrissero altre composizioni poetiche, ma questa del Drago ci dà la testimonianza diretta della partecipazione di una donna che montava un cavallo nella corsa "alla lunga". Siccome anche le altre Contrade ci danno notizia di glorificazione delle "Donne Sanesi" è presumibile che la Festa del 15 Agosto 1581 fosse dedicata alle Donne di Siena.

"Si celebrò hieri la solennità della Festa, corse il Palio e per Dio grazie passò il solleone, tutto senza un minimo dispiacere o disturbo e con quella quiete et honorevolezza si può desiderare, non solo infra tutti li altri ma ancora infra le sette Contrade uscite con bellissime livree per il paese ad honorare la festa con tant'altri bàrbari […] Di che mancò poco l'effetto per la villanella antedetta, poiché fu la terza al fine, si ben prima allo spazio del Corso. Però non le mancarono bona sorte, essendo molto ammirata per la sua leggiadrìa..."



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Pedone di Re
due avanti,
candido manto
al nero cospetto.
 
All’ottavo già arrocco,
draghi di pietra all’ingresso,
lacero margine difeso.
 
All’undicesima
regno nel centro,
memento fugace
d’immoto ingranaggio.
 
Alla ventesima
Scacco Matto”…
e la vita carpisce il suo.
 
Ma della mia
non m’importa.
E’ un'altra,
quella che voglio.

(Paolo Rafficoni)
 
 
 
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Supervisor: Manuela Verbasi
Direttore: Francesco Melis
Fotografie: Paolo Rafficoni
Interventi grafici: Paolo Sprega
Editing e ricerca testi: Ignazia Trudu, Paolo Sprega
Fonti bibliografiche e "Tamburiate": www.ilpalio.siena.com
Musiche tratte da: www.aquilaltera.it (Ensemble Aquila Altera)
Voce recitante: Paolo Rafficoni

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scritto da: numeriprimi * lunedì, 11 maggio 2009 alle ore 11:57
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martedì, 28 aprile 2009

numeriprimi
scritto da: numeriprimi * martedì, 28 aprile 2009 alle ore 20:25
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giovedì, 05 febbraio 2009

 

Ispirandovi alla citazione di Shakespeare, proponete elaborati grafici a tema. Tag di partecipazione a tutti i partecipanti, premi agli elaborati più accurati. Buon divertimento! Staff di Rosso Grafica [redazione di Rosso Venexiano]

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scritto da: numeriprimi * giovedì, 05 febbraio 2009 alle ore 22:48
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giovedì, 05 febbraio 2009

Una versione inedita (che fu censurata) de "La canzone del maggio" , sapori di altri tempi in cui la politica aveva la P maiuscola.

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scritto da: numeriprimi * giovedì, 05 febbraio 2009 alle ore 16:56
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mercoledì, 21 gennaio 2009

Partecipa al nuovo concorso di Rosso Foto di Rosso Venexiano inviando le tue foto a
rossofoto@gmail.com
entro il 31/01/2009
indicando la sezione alla quale si intende partecipare
le sezioni sono 2: fotografi amatori e fotografi professionisti.
Potete partecipare in entrambe le sezioni con max 2 foto in ciascuna sezione
max 857px × 610px                 colori o b/n

le foto devono essere fatte da voi e non firmate (rimangono anonime fino alla premiazione)

possono partecipare tutti anche se non iscritti a Rosso Venexiano gratuitamente
si vince... la soddisfazione che non ha prezzo
(per tutto il resto c'è mastercard)
Vi aspettiamo numerosi...

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scritto da: numeriprimi * mercoledì, 21 gennaio 2009 alle ore 23:57
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sabato, 17 gennaio 2009

passaggio

Davanti a me
Tuo volto amato
Amante di sogni
Consumati nel silenzio
 
Mentre cammino su sassi
Che feriscono i piedi
Non voglio fermare
I miei passi insicuri
 
Alla ricerca di un’alba
Di rinascita cercata
Ogni giorno nella lontananza
Vivo il tuo sguardo
 

numeriprimi
scritto da: numeriprimi * sabato, 17 gennaio 2009 alle ore 00:24
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venerdì, 09 gennaio 2009

se Icaro2 copia

Grafica e testo di Paolo Sprega, foto di Paolo Rafficoni

numeriprimi
scritto da: numeriprimi * venerdì, 09 gennaio 2009 alle ore 22:42
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sabato, 03 gennaio 2009

Una foto.....la foto diventa lavagna....poche frasi scritte col gesso....aritmia....

aritmia 3 copia

 

numeriprimi
scritto da: numeriprimi * sabato, 03 gennaio 2009 alle ore 22:50
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mercoledì, 31 dicembre 2008
buon anno

diabolika67
scritto da: diabolika67 * mercoledì, 31 dicembre 2008 alle ore 18:29
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categoria:poesia in grafica

 

 

 


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